DONNA FARFALLA. Come grazie alla musica ho sconfitto il cancro.

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Cari Amici,

molti di voi mi stanno chiedendo informazioni sul mio ultimo album BIANCO SPORCO NERO CANDIDO che, devo dire, sta riscuotendo un grande successo. Quindi innanzitutto VOGLIO RINGRAZIARVI per l’ entusiasmo e l’ affetto con cui avete accolto la mia ultima creazione, e del costante supporto che mi date. E’ davvero importante per me sentire il calore delle persone che mi seguono, perchè mi dà la forza e la voglia di continuare in quest difficile percoso che è l’ Auto Produzione musicale. Una strada costantmente in salita che riesco a percorrere frenando costantemente il desiderio di mollare solo GRAZIE AL VOSTRO ENTUSIASMO e alla passione con cui correte a leggere o ad ascoltare ciò che vi offro. Questo post quindi è dedicato interamente ai miei affezionati sostenitori, sempre alla ricerca di chicche gustose sulla mia vita privata e sul backstage dei miei album musicali. So che scavare nella mia vita intima consolida il nostro
” cordone ombelicale ” per cui, lungi dall’ atteggiamento riottoso che contraddistingue spesso altri artisti, sono lieta di potervi fare entrare nel mio privato e di illustrarvi i passi che hanno preceduto o accompagnato il mio Album BIANCO SPORCO NERO CANDIDO.

Innanzitutto la cover del disco. Mi avete chiesto se sono io la persona ritratta e in quali circostanze è stata scattata la foto.
Si, la persona che si guarda allo specchio sono io e si tratta di una foto che mi sta particolarmente a cuore perchè è stata scattata in un giorno speciale, quello in cui attendevo una risposta definitiva sulle mie condizioni di salute. Tempo fa ebbi un brutto tumore maligno e devo confessarvi che ho attraversato momenti davvero difficili, pieni di ansia, dolore e paura. Chi ha lavorato con me in quel periodo sa quanto la malattia mi aveva divorata e di quanto ho sofferto.
Non essendo stata presa in tempo aveva creato danni ed è stato difficile combatterla. Tra la chemio, l’ interferone e i cortisonici il mio aspetto era nettamente cambiato e, purtroppo, avevo perso la mia adorata chioma, sinceramente quello a cui tenevo di più. Pensate che solo 8 anni fa avevo dei bellissimi capelli corvini che mi scendevano giù fino alle ginocchia e che chiaramente erano il mio vanto durante le serate Live. La malattia me li ha portati via e belli così non sono più ricresciuti; anzi, i medici mi hanno detto che sono stata fortunata che mi siano ricresciuti perchè altre persone nelle mie stesse condizioni non hanno potuto godere di questa fortuna. E’ vero, ma ancora adesso non faccio che piangerci sopra, perchè i miei capelli purtroppo non sono più quelli di una volta, tendono a diventare bianchi e a spezzarsi…anche se ringrazio Iddio di essere ancora viva.
Beh, il giorno della foto, com’è mio solito quando sono angosciata, indossavo quell’ accappatoio che vedete e che per me è una sorta di coperta di Linus, cioè lo metto solo quando sono in ansia e ho bisogno di sentirmi in qualche modo rassicurata. Ormai non ha quasi più un colore, è un accappatoio vecchissimo, ma non so perchè mi dà coraggio. Avevo pianto , mi ero appena asciugata i capelli e stavo osservando il mio corpo allo specchio del bagno, in cerca forse di qualche segno che mi desse la conferma che ero guarita prima di saperlo dai medici. Sinceramente non so bene cosa mi frullasse in testa. MI sentivo brutta, grassa, pelata. Il tempo fuori era grigio, l’ accappatoio informe e lo specchio di un pallido bianco. Solo i miei capelli sembravano neri. La foto quindi è stata una chiara ispirazione per il mio album che, a differenza di come si potrebbe pensare, è nato DOPO quello scatto , come una folgorazione improvvisa che mi ha guidata in tutta la sua creazione, brano dopo brano.
UN album che, come amo definirlo io, non ha un colore definito eppure il colore c’è, pallido, nascosto; un senso di rinascita e di liberazione che passa attraverso tutti gli stadi del dolore senza riuscire mai ad esprimersi davvero.
Durante tutta la mia malattia, che mi ha tormentata per più di tre anni tra alti e bassi, ho continuato ad esibirmi anche se si è trattato per lo più di feste private e pianobar. Sinceramente io mi ero rinchiusa in me stessa e non volevo neanche uscire di casa perchè mi vergognavo troppo del mio aspetto; è strano come in circostanze così tragiche non si pensi alla morte ma ci si attacchi a delle ridicolaggini com’è appunto l’ aspetto esteriore o il fatto che la parrucca con cui andavo in giro non mi piaceva o che non riuscissi a trovare dei vestiti che mi stessero bene. Forse si tratta di un istinto di difesa che ti porta ad allontanare incosciamente la paura di morire.
Comunque sia io ero davvero un mostro in quel periodo; ero tutta gonfia, avevo tre menti, le borse sotto agli occhi ed ero ingrassata di trenta kili. In più che non avessi i capelli si intuiva lo stesso malgrado la parrucca. E’ quindi comprensibile il desiderio di rinchiudersi in se stessi, soprattutto per una come me che in pratica fa spettacolo da una vita. Se sono uscita da questo stato di cose lo devo tutto al mio collega di lavoro, un sassofonista bravo con cui facevo pianobar, l’ unico che abbia avuto il coraggio di rimanermi accanto in quel periodo in cui mi avevano abbandonata tutti…famiglia compresa. Facendo leva sul mio senso del dovere e sui contratti che avevamo già firmato mi costrinse letteralmente a darmi una mossa e a continuare a lavorare. E’ stata durissima, ho pianto, imprecato, l’ho anche preso a schiaffi. Ho provato a impietosirlo, a fare la vittima. Ma niente da fare, lui era irremovibile.
Così ho dovuto cedere e una sera , dopo otto mesi in cui me ne stavo rintanata in casa, ho preso la mia valigetta Shure e me ne sono andata a fare un ricevimento.
Potete immaginare che, vinta la paura che era dentro di me, l’ ostacolo maggiore è stato quello di abbattere la naturale diffidenza di un pubblico che improvvisamente, piuttosto che una cantante di bell’ aspetto, si vede piombare in sala quel mostro che ero diventata! Ricordo come se fosse ieri il gelo che era sceso tra i convitati quando ho preso in mano il microfono e ho cominciato a cantare. Per fortuna la voce non era affatto cambiata e sono partita con i miei cavalli di battaglia, canzoni struggenti e sognanti che in genere fanno sempre centro.
Tuttavia il gelo permaneva. Molti bambini, con la crudeltà tipica dell’ infanzia, mi indicavano ai genitori, sogghignavano, sotto sotto mi deridevano. I camerieri mi fissavano, alcuni rimanevano fermi sulla soglia forse chiamati dai colleghi perchè ” guardassero ” quello strano spettacolo. L’ unico a rimanere imperturbabile era il mio collega sassofonista che, sornione, suonava e mi sorrideva.. in attesa che finalmente io tirassi fuori le palle.
Alla fine così ho fatto. Ho smesso di cantare e con molta leggerezza, ho cominciato a spiegare perchè avessi quell’ aspetto, della mia malattia e di quanto fosse importante per me stare in loro compagnia quel giorno. Senza nemmeno rendermene conto ho iniziato a ironizzare su me stessa e a prendere in giro il mio brutto aspetto. Mi hanno fatto un applauso, il ghiaccio si è rotto ed io sono tornata bellissima agli occhi di tutti. Ma ancora più bella è stata la fine serata , quando alcune donne in lacrime mi hanno abbracciata perchè anche loro avevano passato o stavano attraversando la mia stessa tragedia, e tra di noi si è creato un filo d’amore e di speranza che ci ha unite più che se fossimo sorelle. Così ho scoperto che tra tutta quella gente che era presente al ricevimento quella sera, tanti, tantissimi avevano una zia, una figlia , un padre che aveva conosciuto il cancro, che lo stava combattendo o che purtroppo aveva perso la sua battaglia con esso. Per questa gente vedere me, chiaramente malata, svolgere tranquillamente il mio lavoro e cantare è stato un atto di forza e di speranza del quale si sentivano grati.
Così, da quel giorno, ho capito che il mio dolore poteva essere invece una manifestazione d’amore nei confronti degli altri, un supporto impagabile che attraverso la musica scendeva lieve nei cuori affranti aiutandoli a vivere.

Sono guarita grazie a queste persone.
Il mio miracolo lo devo a loro, alla forza che NON IO ma LORO hanno comunicato a me.

Quando ho scritto Donna Farfalla stavo ancora combattendo la mia battaglia. Mi sentivo dolorante ma viva. Volevo uscire dal bozzolo in cui mi costringeva la mia malattia e rinascere guarita, libera, nuda.
La trasformazione è avvenuta ma non senza dolore. Alla fine del tunnel non ho visto la luce ma un pallido riflesso della mia esistenza, perchè in questo cammino ho perduto tante cose e ho visto parenti e amici abbandonarmi. La malattia ti cambia e dopo non sei più la stessa, eppure devi aprire le tue ali e ricominciare a volare con questa nuova consapevolezza, con gli occhi aperti su un mondo che senti non ti appartiene più ma nel quale cerchi disperatamente di rientrare.
A volte si pensa che, quando si guarisce da una malattia tremenda e invasiva come il cancro, ci si senta felici e grati, con la voglia di lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare lì dove il cammino si era interrotto. Ma non è mai così. Il guerriero vittorioso non urla di gioia ma si accascia affranto perchè per vincere ha dovuto far scorrere fiumi di sangue e lasciare un’ ombra al suo passaggio.
Così mi sento io. E nelle parole di questa canzone ho riversato tutto ciò che ho trovato in me stessa: il dolore vibrante della vittoria e il desiderio inappagato di costruirmi una nicchia lì dove si dice che finisca il mondo.

DONNA FARFALLA
Guardami
Quando i miei occhi son chiusi
tu fermati e ascoltami,
senti il mio sangue che scorre,
la linfa dell’ anima.
Libera
non rinasco mai più
Ho provato a sognare
e nel volo le ali
sono rimaste nel blu

L’ orologio che batte le ore
non fa più rumore
si è perso nel buio
di questo mio amore per te
Non mi chiedo chi sei
non saprò dove vai
ci sarà un’ altra vita
una faccia pulita
un sospiro sincero
qualcuno che guarda
anche dentro di me

La tua donna farfalla ha riaperto le ali
ha spiccato il suo volo
è tornata lassù
Voglio un pezzo di cielo
dove viverci un giorno
e ubriacarmi di blu
Non saprai dove sono
non saprai cosa ero
non rinascerò più

 

Il video trailer che accompagna il brano esprime ancora più chiaramente questi concetti. La trasformazione della Donna in Farfalla è dolorosa e l’ ambientazione è quasi Gotica, Oscura. Eppure proprio sul finale la trasformazione è completata.
La donna è quasi un puro spirito che si volta a guardare lo spettatore con un sorriso ammiccante..e poi il suo corpo immateriale si frantuma in uno sciame di farfalle che si librano finalmente nell’ aria.

Questa è la canzone che ho scritto per me.
Questa è la mia anima che si svela completamente a voi.

cover bianco sporco nero candido

Ascolta GRATIS l’ Album su patriziabarrera.com.

ACQUISTA almeno un brano. Sarai un valido aiuto per il mio faticoso lavoro di Auto Produzione Musicale.  Grazie.

 

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Gettali in Mare: il dramma dei Migranti tratto dall’ Album Bianco sporco Nero Candido

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Cari Amici,

oggi voglio cominciare a parlarvi della storia che c’è dietro le  varie canzoni che troverete sul mio ultimo album di Inedite, BIANCO SPORCO NERO CANDIDO: so che comincia a piacervi e che siete già in tantissimi quelli che sono venuti sul mio sito ufficiale ad ASCOLTARLO GRATUITAMENTE e ad ACQUISTARLO.

Come per il video, che è stato il primo a essere pubblicizzato sul mio canale youtube, anche per il brano omonimo voglio che sia il primo di cui parlarvi. Non vi nascondo che è uno di quelli che mi sta particolarmente a cuore, non solo per la bellezza della musica dalle note struggenti e rabbiose messe in evidenza da un fulgido sax, ma proprio per il profondo significato della canzone stessa, che tratta di uno dei temi più scottanti e controversi degli ultimi tempi, e cioè la questione dei migranti che affrontano un viaggio doloroso per arrivare qui in Italia  nella speranza di raggiungere la salvezza.  Senza peli sulla lingua vi dirò che esso nasce dalla profonda convinzione che in Italia la maggior parte di noi, sotto una patina perbenista, è razzista; e di quelli peggiori, perchè non animati da un ideologia che, per quanto opinabile, meriterebbe almeno un certa tolleranza, bensì per convenienza, interesse personale e pecoraggine culturale.

cover bianco sporco nero candido

 

Se entrate in un bar o in qualsiasi luogo pubblico in cui ci sia gente che commenta le ultime notizie sugli extracomunitari nel 90% dei casi  è facile ascoltare frasi come queste :   ” Sono sporchi e malati” – oppure – ” Ma perchè non se ne stanno a casa loro che qui ci rubano il lavoro? – e ancora – ” Sono tutti ladri e spacciatori, da quando sono arrivati loro i bambini non possono più giocare per strada “…e via discorrendo.  Qualche anima buona, nel tiepido tentativo di trovare un blando rimedio a questa ” invasione ” suggerisce : ” Li dobbiamo aiutare, sono povera gente.. ma facciamolo a casa loro, così non sono costretti ad emigrare e NON FINISCONO NELLE MANI DEGLI SFRUTTATORI  “.  Ignorando evidentemente che se questa gente emigra non è solo per povertà e fame ma soprattutto per i problemi di casa loro, dove guerre, pestilenze e pulizie etniche ammantate di credo religioso ( il cosiddetto integralismo ) li costringe a fuggire per salvare i propri figli da un inevitabile destino di morte.  E ignorando altresì che i famosi ” sfruttatori ” di cui si parla, cioè i timonieri delle barche della morte, non sono solo Albanesi e Libici ma spesso, troppo spesso, Italiani.  E ignorando ancora che l’ Italia e la Libia hanno stretto un patto iniquo ( il patto di Amicizia ) in base al quale, sotto le mentite spoglie di soccorritori dei naufraghi, in realtà ufficiali corrotti inseguono e mitragliano i barconi dei clandestini in mare per farli affondare, e risolvere così a monte il problema dei migranti …. In base a questo stesso Patto in Libia sono stati istituiti con finanziamento dello Stato Italiano dei Centri di Detenzione dove i migranti raccolti in mare vengono rinchiusi a tempo indeterminato a scopo intimidatorio: Le condizioni di vita di questi moderni campi di Concentramento sono allucinanti. La lista di scelleratezze di cui gli Italiani sono , o vogliono essere, all’ oscuro,è lunghissima : migranti che vengono lasciati senza  cibo o riparo  e nella più completa promiscuità per mesi o anni prima di venire rimpatriati.  Neonati che in questi campi disgustosi privi di servizi igienici perdono la vita. Donne violentate e ingravidate  dalle Guardie deputate alla loro tutela.  Uomini di pelle nera selezionati per essere uccisi in gare di tiro al bersaglio e far posto così a nuovi migranti…E via di seguito.

Oggi le Forze Politiche si servono della questione dei clandestini per incidere maggiormente  sulla compagine sociale e ottenere consensi, dopo aver presentato al pubblico il problema non come una inadeguatezza propria nel meccanismo di accoglienza, che OGNI STATO CIVILE ha il dovere di espletare nei confronti di chi chiede asilo, bensì come una MINACCIA che i cittadini devono subire.

Ne va da sè che  l’ Italiano medio, non più abituato a pensare e ormai privo del minimo senso di osservazione  e critica, si rivolga all’ extracomunitario con ostilità e violenza. Tuttavia la radice del problema non è ne’ politica ne’ religiosa, e nemmeno economica:  e non si ferma allo Stato Italiano ma coinvolge e riguarda tutte le Potenze Mondiali. Accogliere e supportare il debole è un fatto di cultura, lì dove la diversità etnica religiosa e ideologica è l’ unica chiave reale di evoluzione.  Smettere di considerare         l’ ” estraneo ” come un nemico e il bisognoso come ” ladro ” di lavoro ci permetterà non solo di crescere ma di evitare il pericolo, ben più grande, di scivolare nelle aberrazioni della storia quali guerre, pulizie etniche e rovinosi integralismi.  Sbarrare il passo ai migranti e poi piangere ogni anno sull’ Olocausto degli Ebrei è una delle più grandi ipocrisie dei nostri tempi, perchè OGNI GIORNO siamo responsabili di olocausti che si consumano sotto i nostri occhi  e di cui siamo, TUTTI, responsabili.  

I barconi della speranza o le navi della morte, come dir si voglia, rappresentano forse una delle nostre ultime possibilità di evoluzione, prima di abdicare completamente alla nostra intelligenza e al senso di umanità. Per farvi toccare con mano il dolore e la disperazione che si accompagnano al viaggio, spesso senza ritorno, di chi è costretto a vendere il poco che ha per pagarsi un posto  a prezzo di strozzino esponendo al pericolo i suoi stessi figli , e sapendo che non rivedrà mai più la sua patria e i suoi parenti, ho raccolto qui di seguito alcune testimonianze raccolte dall’ Organizzazione Umanitaria Medici senza Frontiere. Ognuna di  esse sarà preceduta dai luoghi comuni più diffusi sugli extracomunitari, convinzioni di massa odiose e terrificanti che tuttavia galleggiano tronfie nel nostro  oceano di stupidità. Non ritenetevi sollevati se alcune di queste testimonianze si riferiscono alle pessime condizioni di vita sopportate dai migranti durante la loro detenzione in Libia e non qui da noi : nonostante le grida di orrore degli Attivisti e dei Movimenti Umanitari l’ Italia è una delle più fervidi sostenitrici della Guardia Costiera Libica, atta a ” intercettare le imbarcazioni dei migranti nel Mediterraneo ANCHE IN ACQUE INTERNAZIONALI, ” per poi rinchiudere i superstiti in Campi detentivi ed esponendoli così al rischio reale e concreto di soprusi, lavori forzati, stupri, omicidi ed estorsioni. Chi viene arrestato non ha alcuna possibilità di  fare domande sulla legittimità della sua detenzione e non ha accesso ad aiuti legali .

Per saperne di più Leggi Qui

 

Ma lo sai che i migranti raccolti in mare li mettono in un albergo con la vasca idromassaggio? E’ uno scandalo: quasi quasi ci vado anch’io!

I letti dove dormivamo in Libia erano pieni di insetti, avevamo pagato per il viaggio, ma nell’ attesa dovevamo lavorare per i padroni del posto. Gratis, come schiavi. E molti dei nostri padroni erano Italiani. Chi si rifiutava veniva picchiato. Ho visto gente morire sepolta a pochi metri da dove dormivamo.Meglio morire in mare che stare in Libia. In mare si muore una volta sola, se stai in Libia è come se morissi tutti i giorni.  Sono stato 4 mesi  in un centro di accoglienza a Trapani , in Italia, e non era diverso :ogni notte piangevo perchè non mi avevano lasciato affogare in mare “.. ( Bakary, 16 anni, proveniente dalla Guinea Bissau )

Sono ladri, puttane e spacciatori

“Questo posto non mi piace. Siamo 7 donne, tutte eritree. Ieri un uomo è
entrato alle 3 di notte nella stanza delle altre ragazze. Parlava in arabo. Le
ragazze si sono messe a urlare e lui è scappato. Erano talmente spaventate che
sono venute nella nostra stanza e hanno dormito per terra. Non abbiamo
dormito, siamo restate sveglie, attente a qualsiasi rumore. Abbiamo paura. Al
mattino sono andata dai poliziotti  Italiani per protestare ma mi hanno detto di tornare in camera, hanno troppo da fare. Qui non c’è sicurezza. Gli uomini bevono
qua fuori, sono tutti alcoolizzati e le Guardie Italiane procurano loro da bere, se ben pagate. ” ( donna Eritrea, 22 anni, rifugiata nel Centro di Accoglienza di Mineo a Catania )

Vengono e ci rubano il pane.

“Quando sono iniziati i combattimenti le cose sono andate sempre peggio.
Malgrado tutti i problemi, volevo restare in Libia perché la traversata su un
peschereccio verso Lampedusa mi terrorizzava. Il 17 marzo 2011 ho deciso
che il mio tempo in Libia era scaduto. Lavoravo in un ristorante e consegnavo
i pasti insieme a un collega marocchino. Un pick-up con degli uomini armati
ci ha sparato. Il mio collega è stato colpito in pieno petto ed è morto sul colpo
di fronte a me. Il veicolo ha fatto una inversione a U per tornare indietro e
uccidermi. Sono corso a nascondermi nel ristorante. Eravamo 4 neri a lavorare
in cucina e abbiamo deciso tutti di andarcene. Se sei nero a Tripoli non puoi
andare in giro perché sei in pericolo. Lì ho ancora tanti amici che vogliono
lasciare il paese”.  ( ragazzo Gambiano di 25 anni, rifugiato nel Centro di Accoglienza Base Loran a Lampedusa)

 

Quei barconi sono pieni di terroristi dell’Isis

Sono Jallow M., nato in Gambia nel 1978. Ero un ufficiale dellaNational Intelligence Agency e mi occupavo della sicurezza del presidente. Nel 2006, dopo il golpe di Yanya Jammeh si è insediato un regime dittatoriale. Mi chiedevano di torturare gli oppositori, anche le persone che manifestavano l’intenzione di non votarlo, ma queste pratiche sono contrarie alle mie convinzioni, mi sono rifiutato di obbedire agli ordini e sono stato arrestato. Dopo un mese mi hanno concesso la semilibertà, ne ho approfittato per fuggire. Prima in Senegal, dove ho lavorato per tre anni, poi inBurkina Faso, dove ho fatto l’autista, quindi in Niger e successivamente in Libia. Con la guerra ho deciso di scappare in Italia, ho contattato un mediatore, Jawkneh Muhammed, che lavora per un certo Karim, conosciuto anche come Iman, è il capo dell’organizzazione, un uomo potente. Ho pagato 1.500 dollari. Con altre 120 persone siamo stati portati a Juwara, in una casa di questo Karim dove siamo stati trattati in maniera disumana. Abbiamo atteso 45 giorni in quelle condizioni prima di essere imbarcati sui gommoni e poi trasferiti su un’imbarcazione con due bandiere, una libica. Chi creava problemi veniva picchiato. Riconosco dalle foto gli uomini che erano al timone e quelli che lavoravano per lui. Due degli scafisti sono Italiani ”

 

Per salvarci dagli Immigrati bisogna aumentare le Forze di  Polizia

Mi chiamo Abdel B.M., sono di origine eritrea e ho vent’anni. Sono andato in Libia per tentare la traversata, ho pagato 500 dollari ma forse la somma non bastava ai trafficanti. Mi hanno sequestrato e portato a Misurata, nel golfo della Sirte. Ero uno schiavo, mi facevano lavorare senza pagarmi. Nel capannone eravamo in 200 almeno, dormivamo per terra e avevamo poco cibo, l’acqua era sporca e non c’erano servizi igienici per i nostri bisogni. Le donne venivano violentate, gli uomini offesi e picchiati. Per convincermi a farmi mandare i soldi dai miei genitori e pagare il viaggio mi hanno torturato. Una notte degli uomini armati sono entrati nel capannone e hanno prelevato un gruppetto di eritrei. Erano ubriachi e drogati, e hanno fatto correre gli eritrei mentre loro sparavano, li usavano come bersagli mobili. Sparavano e ridevano come diavoli. Ho visto almeno due persone cadere a terra morte”.

 

Tutto questo sangue, questo orrore ha ispirato la mia canzone Gettali in mare.

E’ un brano che mi è venuto su visceralmente, quasi all’ improvviso, e la cui drammaticità non viene espressa tanto nel testo quanto nella rabbiosità di un sax ruvido e gemente il cui suono aspro e a tratti fastidioso sembra dare uno scossone all’ anima.

Il video abbinato parla con le parole di questa che definirei una guerra silenziosa, scolpita nel volto dei bambini che partono per mare stretti ai loro genitori affranti, e su di essi aleggia l’ ombra della morte che arriverà senza tanto chiasso, anzi nascosta tra un notiziario televisivo e un bello spettacolo di varietà. Volti che passeranno un attimo davanti ai nostri occhi disattenti, cercando di dare un guizzo a menti concentrate sull’ ultima stupidaggine di Uomini e Donne o sulla partita di Coppa Uefa; e la cui storia si spegnerà senza mai essere stata raccontata, tra l’ indifferenza di noi tutti.

In questo brano ci sono i frammenti di migliaia di vite che cercano disperatamente di brillare  ancora per un attimo, prima di scomparire del tutto. Ed io spero di essere stata capace di raccoglierli e di portarli a voi come un tesoro prezioso in grado di farci riflettere e di insegnarci qualcosa. Se ci sarò riuscita forse l’ olocausto di tutte queste anime innocenti non sarà stato invano.

 

 

GETTALI IN MARE
Non c’è più sole
tra questi vicoli fatti di luce
visi già spenti
bambini tra mille tormenti
lì c’ è la guerra ma
chi li ucciderà
è l’ indifferenza.
Dalla televisione
le voci che preannunciano il rischio
di un’ altra invasione

Gettali in mare
così non potranno soffrire
ancora di fame
e noi saremo liberi
di trovare lavoro
se no se lo pappano loro

Guardati in cuore
e dimmi se quello che provi
è davvero terrore
Se quel razzismo lì
non nasce per dire si
al tuo padrone
se la convenienza
non è una giustificazione
a questa indecenza

Ma chi è lo schiavo?
Tu non lo sai e non ti accorgi nemmeno
di esserci nato
Gettali in mare
e non avrai neanche il fastidio
di starci a pensare
Gettali in mare
Non ti sporcare le mani:

tu paga dei criminali!

 

Il brano , tratto dall’ Album BIANCO SPORCO NERO CANDIDO, è stato registrato in presa diretta, senza alcun tipo di abbellimento o modifica. La registrazione è stata eseguita una volta sola , affinchè tutte le mie emozioni possano passare a voi così come le ho provate io, nude e sincere . Ascoltatelo GRATUITAMENTE sul mio sito patriziabarrera.com.  Se vorrete acquistarlo sarà un gesto di solidarietà nei confronti della tematica che tratto e delle persone che ne sono ogni giorni vittime.

Ma soprattutto Condividetelo con i vostri amici: un grande fuoco è alimentato da milioni di minuscole fiammelle.  E tu che stai leggendo  potresti essere una di quelle.

Grazie

 

 

 

 

 

BIANCO SPORCO NERO CANDIDO, il mio nuovo Album, è online!

cover bianco sporco nero candido

 

Cari Amici,

finalmente il mio nuovo Album di Inedite BIANCO SPORCO NERO CANDIDO, composto e interpretato interamente da me, è ormai online! Per mia scelta L’ Album è ascoltabile INTERAMENTE e acquistabile solo sul mio sito patriziabarrera.com.

L’ ascolto è GRATUITO ed è UNLIMITED : non vi sarà richiesto alcun abbonamento, non sarete tartassati da noiosissime newsletters e potrete farlo da QUALSIASI DISPOSITIVO MOBILE.  Sarà comunque gradito un vostro contributo al mio , devo dire, estenuante lavoro di creazione, pubblicazione, promozione e vendita. Ma con UN SOLO EURO sarete di grande aiuto: basta quindi  acquistare una sola canzone, e ce ne sono tante a vostra disposizione!  La mia produzione comprende ben 14 Album..ma NON DIMENTICATE che FREE MUSIC e ITALIAN BLUES sono in FREE DOWNLOAD per tutti!

Tra poco tutto il mio lavoro di promozione sarà effettuato dal mio ufficio stampa RHA, che è l’ etichetta digitale alla quale sono legata da anni. MI sembra quindi coerente esporvi qui l’ ultimo comunicato stampa in cui , egregiamente, il significato dell’ Album viene messo a nudo e presentato al pubblico. Eccolo qui:

E’ ormai online il nuovo album di Patrizia Barrera, BIANCO SPORCO NERO CANDIDO

UN album di inedite in un raffinato stile blues jazz, con brani di impatto composti e interpretati da Patrizia Barrera. Un volo virtuale ed empatico da una dimensione autobiografica della realtà ad una più collettiva e pervasa da un profondo senso di umanità.
Avellino, (informazione.it – comunicati stampa – spettacolo) E’ ormai online il nuovo Album di Patrizia Barrera, BIANCO SPORCO NERO CANDIDO , un album davvero interessante che coinvolgerà empaticamente tantissimi ascoltatori. L’ album , in un raffinato e struggente stile blues jazz, è un volo immaginario dalla dimensione prettamente autobiografica ed egocentrica della realtà ad una più collettiva, attraverso la focalizzazione di alcune problematiche sociali di forte impatto.
I brani scivolano via in un susseguirsi di musiche e testi in cui un sax rabbioso e imponente fa da padrone, ponendo spesso in secondo piano la vocalità dell’ artista che, volutamente, qui fa un passo indietro per indirizzare l’ ascoltatore sul significato profondo dell’ intero album senza indulgere in virtuosismi vocali. Il titolo dell’ album è evocativo del filo conduttore delle canzoni, tutte inedite, composte e interpretate dall’ Artista:BIANCO SPORCO NERO CANDIDO sta a significare una vita compenetrata nei suoi conflitti cromatici e l’ evoluzione mai completa di una dimensione spirituale perennemente in bilico tra interiorità ed esteriorità, egocentrismo e altruismo, bianco e nero. La voce a tratti calda ma più spesso ruvida dell’ artista ci conduce attraverso dimensioni parallele partendo da ANIMA NERA, un brano prettamente autobiografico in cui il senso di disperazione e di fallimento è evidente, passando attraverso veri e propri dipinti di una realtà sociale buia e fallace in brani come GETTALI IN MARE, TRE ORE ALL’ALBA e BLUE WHALE, per poi trovare il suo senso di liberazione in un volo virtuale nell’ ultimo bellissimo brano GUARDANDO L’AFRICA, in cui voce e sassofono si rincorrono come amanti per poi librarsi definitivamente nell’ aria. Completa il tutto una bellissima cover in cui l’ artista è finalmente presente, e lo fa in modo intimo, esponendo in maniera delicata parte delle sue nudità, così come fa nei testi delle sue canzoni.
Ma comunque io non vi lascerò mai soli. Sapete che per me il rapporto con chi mi segue è una fonte di gioia, quella molla che mi spinge ad andare avanti e a superare tutte quelle difficoltà contro cui un’artista indipendente, e che vuole rimanere tale, deve combattere. Sarò quindi ancora qui a portare al vostro cuore , brano per brano, tutto il mio nuovo Album, spiegandovi i motivi per cui l’ ho scritto e il significato recondito di ognuna delle mie canzoni: quasi tutte, inoltre, saranno corredati di piccoli video trailer presenti sul mio canale youtube  ideati per coinvolgere empaticamente anche gli amici stranieri che, almeno nell’ immediato, non saranno in grado di comprenderne il testo.  Come sempre attendo trepidante le vostre mail e i vostri commenti : non esitate a scrivermi, qui o alla mia mail   patbar@hotmail.com!   Positivi o negativi che siano i vostri commenti mi aiutano a crescere e a trovare una chiave comunicativa con voi sempre più efficace.
Vi aspetto quindi sul mio sito. Ascoltate l’ Album e godete di tutto ciò che questo vi offre: moltissimi contenuti sono GRATIS, dagli ebook alle radio alle canzoni, e tanti album comprendono come bonus  i libri che ho scritto.  Ma il sito è in costante crescita, e potrò farlo solo col vostro aiuto.  Finchè ci sarete voi esisterò anch’io.
A presto!

Unforgettable, un’Amore oltre il tempo.

Unforgettable

Da sempre ” incollata” alla pelle del grande Nat King Cole, UNFORGETTABLE è forse la canzone d’amore più ascoltata ed interpretata di tutti i tempi. Eppure, al momento della sua nascita. nessuno avrebbe scommesso su di essa. Eh si, perchè il suo compositore Irving Gordon era meglio conosciuto per le sue canzoni comiche e per le parodie negli spettacoli Hollywoodiani! Benchè moltissimi brani risultassero leggeri e gradevoli, come ” Me,myself and I ” portato al grande pubblico da Billie Holiday” o ” Mama from the train ” registrato da Patti Page nessuna delle sue composizioni sembrava meritevole di salire nell’Olimpo delle evergreen.
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Big Spender: spenniamo il pollo!

big spender

Scritta nel 1965 da Cy Coleman e Doroty Fields, Big Spender era solo una delle canzoni che facevano parte del Musical ” Sweet Charity” ,uno dei tanti del periodo d’oro di Broadway. Eppure il brano, portato al successo da Peggy Lee, si animò immediatamente di vita propria divenendo una delle canzoni più cantate ( e ricordate) dall’America degli anni ’60. Seducente e al contempo frizzante Big Spender piacque agli uomini per la sua natura sensuale e provocatoria ma anche alle donne, che scoprirono sotto le spoglie di una donna perduta un cuore tenero alla ricerca dell’amore.
Il musical fu uno dei rari casi in cui l’America si rifà ad un modello Italiano e precisamente ad un film di Fellini del 1957,
” Le notti di Cabiria “. La trama e il senso sono molto simili anche se, chiaramente, il musical si apre a momenti di allegria e di danza : si tratta della storia di una ballerina di night ( mentre nel film di Fellini è una prostituta) che malgrado le pessime esperienze che vive con gli uomini continua a credere all’amore e alla bellezza della vita. Big Spender riassume quindi in musica l’atteggiamento tipico della entreneuse, che ammalia e corteggia il maschio
allo scopo di fargli spendere quanti più soldi possibile.
Il testo è molto chiaro:

The minute you walked in the joint
I could see you were a man of distinction, a real big spender
Good looking, so refined
Say, wouldn’t you like to know what’s going on in my mind?
So let me get right to the point
I don’t pop my cork for every man I see
Hey big spender!
Spend a little time with me
Wouldn’t you like to have fun, fun, fun?
How’s about a few laughs, laughs?
I could show you a good time
Let me show you a good time

The minute you walked in the joint
I could see you were a man of distinction, a real big spender
Good looking, so refined
Say, wouldn’t you like to know what’s going on in my mind?
So let me get right to the point
I don’t pop my cork for every man I see
Hey big spender!
Hey big spender!
Hey big spender!
Spend a little time with me
Yes

SPENDACCIONE

nel momento in cui sei entrato nel locale,
ho notato come fossi un uomo distinto,
un vero Spendaccione,
piacente, cosi’ raffinato.
Di’, non vorresti sapere che succede nella mia mente?

Allora fammi arrivare subito al punto,
non stappo la mia bottiglia per ogni uomo che vedo.
hey! Spendaccione,
spendi con me un po’ del tuo tempo.

ti vuoi divertire? divertire? divertire?
che ne dici di qualche risata? risate? risate?
posso mostrarti come ci si diverte,
lascia che ti mostri come ci si diverte.

Ehi, spendaccione!
Passa un po’ di tempo con me!

Nel musical diretto da Bob Fosse la canzone era affidata al gruppo di ballerine ed era decisamente un jazz caldo di sicuro effetto dal tempo tipico dello strip tease. Ma il brano divenne celebre grazie all’interpretazione di Brenda Lee, già cara al grande pubblico per brani come ” Why don’you do it right? ” e ” Fever “. La sua versione è uno swing di facile ascolto che balzò in cima alle classifiche non solo Americane ma soprattutto Inglesi nel 1966. Il brano è gradevole ma perde parecchio della sua sensualità, in perfetto stile con la cantante acqua e sapone che piaceva a mamme e bambini.
Il brano riprende il suo smalto con Shirley Bassey l’anno dopo, con una interpretazione ” ruggente ” molto in linea con la tematica del musical.
Nel 1969 ci fu anche un riadattamento per il grande schermo con Shirley MacLaine nel ruolo di Charity e John McMartin nel ruolo del fidanzato- magnaccia Oscar, ma non passò alla storia.

Nella mia versione mi rifaccio a quella della Bassey ma abbandonando un po’ lo schema ritmico sincopato originale e ammorbidendone lo spessore. La mia intenzione era quella di esprimere l’atteggiamento studiato della ammaliatrice che, tra una carezza e l’altra, non perde di vista il principale obiettivo: spennare il pollo. Il risultato è un brano che mostra chiaramente l’indole ” da sirena tirannica ” del personaggio.

Ecco la celebre canzone nel musical SWEET CHARITY del 1966. Strepitosa!

E questa è la mia interpretazione.

Big Spender è uno dei brani che trovate IN ESCLUSIVA solo sul mio sito. E’ la novità di quest’anno: una serie di canzoni ( cover o inedite) create appositamente per chi mi segue e che quindi NON TROVATE IN COMMERCIO. Scaricate, condividete e divertitevi!

Blue Moon, la vera storia della canzone.

Blue Moon

Partorita dalla creatività di Richard Rodgers e Lorenz Hart, la canzone ha una storia abbastanza complessa.
I due autori lavoravano per la MGM da un mese quando, nel 1933, gli fu commissionato di scrivere una canzone per il film HOLLYWOOD PARTY, che aveva come protagonista la biondissima JEAN HARLOW. e che probabilmente sarebbe stato il film portante per un nuovo cartone della Disney. In origine si sarebbe trattato di un film strappalacrime, in cui l’attrice avrebbe dovuto impersonare una ragazzina di campagna che sognava, come poi sarebbe accaduto, di diventare una Star. Hart quindi iniziò la stesura del testo che più o meno recitava così:

“Oh Lord,
If you ain’t busy up there,
I ask for help with a prayer
So please don’t give me the air”

“Oh Signore,
Se non sei indaffarato lassù,
ascolta la mia preghiera
Quindi, per favore ,non mi scacciare.”
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Patrizia Barrera album : Life is Jazz!

Ascolta QUI il mio album!

Patrizia Barrera album : Life is Jazz!.

Life is jazz! Patrizia Barrera

Il mio fiore all’occhiello, l’album che amo di più. Una raccolta jazz che ho deciso di registrare secondo le tecniche”antiche”, cioè dal vivo e senza modifiche. Ogni brano è cantato senza interruzioni e apposto direttamente nell’album. L’aiuto di veri musicisti live conferisce all’insieme un aspetto quasi tridimensionale. Ve lo consiglio caldamente!

E OGGI vi regalo una canzone in più!
La bellissima FEVER è stata aggiunta solo in seguito e come omaggio per tutti gli affezionati del mio sito.
Una promozione che trovate solo QUI!

Vi ho già parlato della necessità per un’artista di affrancarsi dalla schiavitù delle Major, che oggi monopolizzano l’intero mercato discografico. Per noi piccoli, che non possiamo godere di una promozione PIANIFICATA e STRUTTURATA l’unica speranza di farci notare nell’oceano del web è avere un rapporto diretto col nostro pubblico. Per questo vi chiedo caldamente di CONDIVIDERE QUESTO SITO e la MIA MUSICA e, se potete, di ACQUISTARE almeno una canzone sul mio negozio digitale.

Darete una mano alla mia autoproduzione e mi permetterete di continuare a offrirvi tante cose belle in più.

Basta UN DOLLARO e…saremo tutti più felici!

A presto!