Lucio Battisti e il Tempo di Morire

Lucio Battisti 1969

Tra le decine di capolavori di Lucio Battisti quella che ho sempre sentito mia, oltre alla meravigliosa Dieci Ragazze, è sicuramente Il tempo di Morire, che sancisce non solo la piena maturità del cantautore ormai ” sposato ” pubblicamente con il paroliere Mogol ma la sua perfetta adesione allo stile rock-blues con cui praticamente era nato.

Molto sofferta la sua avventura nel mondo: la musica di Battisti è ricca di sentimento, aggressività e timidezza, così come in fondo era la sua stessa natura. Un ragazzo non ricco che ha combattuto molto per affermarsi, sempre osannato e nel contempo stroncato dalla critica per via della sua voce modesta, e in grado di riversare la sua fragilità nella musica. Con il Tempo di morire Battisti opera una fondamentale rivoluzione in campo musicale, dissociandosi pubblicamente dalla rima baciata in voga da sempre e affermando a pieno titolo il diritto della musica di elevarsi da sola, finalmente libera da schemi letterali e tale da acquisire in tal modo una autonoma emozionabilità.
Ridurre la storia della canzone ad una mera proposta sessuale ( un ragazzo infatuato di una tizia che pur di andare a letto con lei giunge ad offrirle l’amata motocicletta) sarebbe sicuramente fare un grande torto all’artista, che invece intendeva ” dare voce ” alle cose inanimate e riproporle in chiave musicale: una scoperta palpabile e che si nota nella sua ricerca godibilissima del ritmo aggressivo e dell’utilizzo forzato della chitarra elettrica, che in finale diventa quasi parossistico. La “motocicletta 10 HP “, simbolo della gioventù un po’ provinciale dell’epoca che non si accorge di fare di un veicolo modesto un’icona delle borgate, esplode proprio come un orgasmo, la vera meta finale della trama della canzone e che ritroviamo anche in altri brani simili come in Emozioni, Dio mio no e ancora in 10 Ragazze. Un tema molto caro all’artista che, oppresso da tutta una serie di complessi che lo hanno poi spinto negli ultimi anni di vita a rifugiarsi in droga e alcool, è in realtà il ritornello antico di tutti gli artisti maledetti di stampo rock-blues.

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Pochi hanno inquadrato Battisti quale davvero lui era, e cioè un grande chitarrista e NON un cantautore: l’artista infatti era in grado di parlare solo attraverso la musica, una piaga caratteriale che si portava dietro dall’infanzia e che ha segnato la sua vita. Si dice che si sentisse fin da piccolo ” un rimpiazzo ” del fratellino morto poco prima della sua nascita a soli due anni di età e che si chiamava ,appunto, Lucio. Un triste evento che non solo non gli fu mai nascosto ma anzi si può dire che ci abbia convissuto. Un errore che sicuramente non si può imputare ad una madre e un padre afflitti per la cara perdita ( per giunta il primogenito): probabilmente i genitori non si sono mai resi conto di appoggiare sulle spalle del bambino un carico da novanta. Nelle sue memorie, nelle interviste, Battisti non amerà mai parlarne; chi lo conosceva tuttavia afferma che la sua innata fragilità provenisse proprio dal desiderio di essere apprezzato per se stesso e il terrore di essere invece amato di riflesso, come se in lui si fossero concentrato tutte le speranze e le ambizioni del fratello morto anzitempo. Una tristezza esistenziale che Battisti riuscirà a superare grazie alla musica con cui ebbe precocissimo incontro. Si dice che la sua prima chitarra fu il risultato di un amore a prima vista nato sui banchi di un mercatino rionale, e ottenuta come regalo per il suo diploma di terza media. Lucio imparerà a suonarla da solo e non se ne staccherà più, spesso preferendola anche alle avventure romantiche che condiranno con grandi contrasti la sua vita.
Fortemente influenzato dai ritmi Blues e Rock dell’epoca Battisti spiccherà definitivamente il volo grazie all’incontro con Mogol, un connubio deciso e organizzato dalla Produttrice Francese Christine Leroux che riconosceva nel giovane artista una grandissima capacità compositiva ma, ahimè, non quella della scrittura.

Un video eccezionale che vi mostra una delle ultime apparizioni televisive di Battisti. La sua Il tempo di Morire è davvero particolare.

L’incontro tra i due non fu tra i più felici, come spesso ha ricordato Mogol. ” Se ne stava lì con un’aria malinconica e fuori dal mondo, costantemente avvinto alla sua chitarra. Rispondeva a monosillabi e non ti guardava mai negli occhi. Alle parole di Margherita non reagiva se non con stupidi sorrisetti. Mi chiesi che razza di rapporto potesse mai nascere tra noi “. Eppure tra i due nacque non solo uno dei connubi più fortunati e longevi della Musica Italiana ma anche una solida amicizia che si interruppe poi malamente nel 1980 , probabilmente per incomprensioni personali piuttosto che per diverse scelte stilistiche. Il ragazzo timido non aveva il coraggio di cantare in pubblico; anche quando suonava tra i Campioni tendeva a ritirarsi in un angolo, sfogando la sua energia suonando la chitarra ” sopra le righe” e secondo un inconfondibile stile, lo stesso che accalappierà la Leroux. I due comunque stimolati dalla Produttrice scrivono una prima canzone, ” Quando gli occhi sono buoni “, un brano in puro stile Country che doveva sancire l’esordio ( non riuscito ) della cantante Giuliana Valci. Seguiranno altri brani intepretati dai famosi ” Gruppi ” che negli anni ’70 in Italia fecero il boom, seguendo a ruota Band più famose d’Oltreoceano. Troviamo quindi ” Guardo te e vedo mio figlio “, portata alla ribalta dai DICK-DICK o “29 Settembre “, inciso poi dall’EQUIPE 84.

Battisti-Mogol

Ecco la coppia Battisti – Mogol all’epoca dei fatti. Fu Mogol a spingere Battisti a cantare le sue canzoni. Il musicista non ne voleva sapere, perchè troppo timido e consapevole dei limiti della sua voce, cosa che infatti diverrà spunto costante per la critica “contro”. Tuttavia lo pseudo-falsetto di Battisti fu una piacevole novità per il pubblico e abile strumento per penetrare nel cuore degli Italiani. I maligni sussurrano che Pino Daniele copierà poi abilmente questa caratteristica.

Nel frattempo Mogol e Battisti iniziano a conoscersi: il primo già paroliere di spicco della Ricordi, figlio d’Arte e famoso per aver dato voce a cantanti come Bobby Solo, Tony Renis, Betty Curtis e l’allora sconosciuto Gino Paoli , riesce a frantumare il velo esistenziale del musicista arrabbiato e innovativo, in grado di trasferire nelle note il suo universo di conflitti. Abbattuto l’ostacolo della comunicazione i due finalmente pubblicano nel 1967 il primo 45 interamente firmato da loro, con due canzoni poco conosciute ( Nel cuore e nell’anima e Ladro ) ma tali da mettere in chiaro la vena originale e decisamente ” Trendy ” della coppia. Seguiranno altri single in chiave rhytm’n blues e pop rock che segneranno una netta linea di demarcazione tra lo stile melodico pulito e ordinato dell’Italia borghese e la nascente rivoluzione giovanile del ’68, che aprirà le porte ad una musica ” sporca e dannata ” e che, per la prima volta, non sarà solo la copia di ciò che viene inciso in America.
La coppia Battisti-Mogol riuscirà anche a interpretare e mettere su carta una natura ” New Wave ” che non sarà solo il riflesso di un’epoca ma che anzi condizionerà il panorama musicale Internazionale: dopo un incerto avvio a metà tra rhytm’n blues e country i due finalmente approderanno ad un inconfondibile stile Rock-Blues che non sarà mai secondo alle Star del calibro di Jimmy Hendrix o di un’artista allucinata e sognante coma Janis Joplin.

La vera storia musicale di Battisti, il suo sodalizio con Mogol e poi con Panella, l’ermetismo degli ultimi anni e la ritrovata gloria postuma potete leggerla QUI.

Nella canzone Il Tempo di Morire aleggia il sapore psichedelico di un periodo storico di rivoluzione, droga e ansia di libertà. Tuttavia il contrasto tra testo e musica è evidente: la vera chiave interpretativa del brano è tutto nella musica, che ci descrive alla perfezione il desiderio sessuale forte e crudo della giovinezza priva di sovrastrutture e in grado di volgere le sue richieste in modo diretto ma scevro da malizie. Il risultato è un’ anomalia molto rara in campo musicale , che ci rende paartecipi e protagonisti di ciò che si cela tra le righe della canzone: una richiesta fatta ” con parole semplici e quasi in economia” e un sottofondo musicale ricco di sensualità animale. Un brano bellissimo! Ecco il testo, semplice ma di effetto:

Motocicletta
dieci HP
tutta cromata
e’ tua se dici si
mi costa una vita
per niente la darei
ma ho il cuore malato
e so che guarirei

Italian Blues di Patrizia Barrera


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ITALIAN BLUES
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Non dire no
non dire no
non dire no
non dire no
lo so che ami un altro
ma che ci posso fare
io sono un disperato
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
stanotte, adesso, si’
mi basta il tempo di morire
fra le tue braccia cosi’
domani puoi dimenticare, domani…
ma adesso dimmi di si’

Ma cosa pensava realmente Mogol di Battisti? Scopriamolo insieme in questa intervista al famoso paroliere.

Non dire no
non dire no
non dire no
prendi tutto quel che ho
mi basta il tempo di morire
fra le tue braccia cosi’
domani puoi dimenticare, domani
ma adesso, adesso dimmi di si…
Non dire no
non dire no
non dire no
non dire no
lo so che ami un altro
ma che ci posso fare
io sono un disperato
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
perche’ ti voglio amare
stanotte, adesso, si’
mi basta il tempo di morire
fra le tue braccia cosi’
domani puoi dimenticare, domani…
ma adesso dimmi di si’…
…che ci posso fare
io sono un disperato
perche’ ti voglio amare…
io sono un disperato
perche’ ti voglio amare…
io sono un disperato
perche’ ti voglio amare…

Puoi trovare la cover completa del famoso brano nel disco ITALIAN BLUES, una mini-raccolta delle canzoni BLUES di Cantautori Italiani quasi insospettabili.
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